“Un’offesa a tutti i saronnesi che con le proprie tasse hanno contribuito alla riqualificazione anche di quella Piazza”. Queste le altisonanti parole del sindaco di Saronno Alessandro Fagioli, a commento di un murales contro le guardie su quella che fu piazza Rossa. Ma facciamo qualche passo indietro.
Piazza Rossa – sulle mappe conosciuta anche come Piazza Mercanti – è
stato uno dei più vivi luoghi giovanili di Saronno e dintorni. Una
piazza che negli anni ha accolto sia Festoria e i festival di fine anno
scolastico, sia centinaia
di ragazzi che la vivevano come luogo di
aggregazione e socialità sia interminabili partite a cricket. Poi negli
anni, un po’ lo svuotamento delle piazze, un po’ l’atomizzazione
giovanile, un po’ le mille videocamere installate, hanno reso quel luogo
sempre meno vissuto rispetto a quello che era un tempo.
Infine la giunta leghista del sindaco Fagioli ha
pensato bene di dare sfoggio della propria arroganza politica proprio
su quella piazza, che, tra le altre cose, era anche un enorme parcheggio
gratuito a pochi passi dalla stazione di Saronno e dalle scuole
superiori.
Nei mesi scorsi la piazza è stata riqualificata. Ma
chiariamo di che si tratta. Perchè loro la chiamano riqualificazione,
termine con accezione tendenzialmente positiva, noi la chiamiamo
gentrificazione, termine che indica il rifacimento di una fetta di città
con fini speculativi, con una bonifica della popolazione che
frequentava e viveva quella zona.
Piazza Rossa è stata suddivisa da strisce blu, che indicano il parcheggio a pagamento.
Non ci soffermiamo molto su questo aspetto su cui torneremo in futuro.
Il fatto che Saronno, per volontà della Lega e Doma Nunch, sia ora senza
parcheggi gratuiti, insieme alle resistenze a inserirsi nelle
agevolazioni del biglietto unico su Milano, la dice lunga sulla volontà
di trasformare un importante nodo ferroviario attraversato giornalmente
da migliaia di persone in un paesotto simile a Lazzate, non a caso feudo
leghista per antonomasia.
Poi a inizio settembre il tocco di
classe. Una mano di grigio ha coperto i decennali muri che abbellivano
la piazza, compreso quello che ricordava Getto, un ragazzo che quella
piazza l’ha vissuta e di cui i suoi amici hanno voluto
negli anni mantenere vivo il ricordo verniciando il suo nome su quei muri.
La settimana dopo il muro grigio è stato coperto da un ben più grigio
disegno, di un artista che su commissione del Comune ha dipinto un
graffito sulla mobilità sostenibile.
Quello che era un luogo vivo e
vissuto della città, con disegni spontanei che rappresentavano uno
spaccato della realtà giovanile e sociale del saronnese, è stata resa
invece un parcheggio a pagamento abbellito da uno sterile disegno. La
stessa differenza che passa tra la cioccolata e la merda.
Cosa è
stato fatto a piazza Rossa? Quello che la giunta Fagioli vorrebbe fare
con la città di Saronno. Prendere ciò che era di tutti, una piazza
attraversata, vissuta e simbolo di un certo modo di vivere Saronno,
appropriarsene,
investire del denaro pubblico per renderlo un
parcheggio a pagamento con cui fare cassa e allontanare da quella piazza
chi non è un soggetto da cui guadagnare qualcosa. Questo è quello che
lo Stato fa ogni giorno con le nostre vite. Raccontandoci l’eterna
frottola del bene comune ci sottrae ciò che è nostro per rivendercelo
poi a pagamento, immiserito e, per di più, svuotato dei legami che lo
caratterizzavano.
Prima che l’amministrazione Fagioli ci mettesse le
mani la piazza Rossa era di tutti: aperta a tutti, con una propria
connotazione, con un proprio vissuto, con una propria identità.
Poi
il Comune ha deciso che anche piazza Rossa doveva portare alle casse
comunali del profitto, e allora ecco le videocamere, le strisce blu, i
disegni a pagamento. Niente più niente meno di quello che avvenne nei
decenni scorsi con il centro storico: videocamere, pattugliamenti, la
cacciata di chi viveva i portici per aggregazione e socialità, ed eccoci
oggi ad avere un centro commerciale a cielo aperto, arido consumismo
contro la viva passione.
E non c’è da stupirsi delle parole del
sindaco, sono precisamente complementari al processo di gentrificazione
in corso: dipingere una situazione di disagio da cui poter uscire
esclusivamente con un sacrificio collettivo (le strisce blu).
Riprendersi spazio e tempo nelle nostre vite significa esattamente
opporsi a questo meccanismo e raccontare la nostra storia, che è in
antitesi radicale a quella del potere.
Viva la piazza rossa di tutti e per tutti, viva i disegni selvaggi, viva la gioventù selvaggia!